Covid19

NUOVO STUDIO SULLA DIFFUSIONE DEL VIRUS COVID-19 IN LOMBARDIA

23/03/2020 By

L’epidemia in Italia è iniziata molto prima del 20 febbraio e sono necessarie strategie di contenimento aggressive per controllare la diffusione di Covid-19 ed evitare esiti catastrofici per il sistema sanitario nazionale.

Queste le risultanze dello studio del gruppo di ricercatori italiani, tra cui i trentini Marco Ajelli, Giorgio Guzzetta, Valentina Marziano, Piero Poletti, Filippo Trentini e Stefano Merler della FBK di Trento, dal titolo “The early phase of the COVID-19 outbreak in Lombardy, Italy” (La fase iniziale dell’epidemia COVID-19 in Lombardia), pubblicato sull’archivio pubblico “Arxiv” disponibile in rete.

Lo studio mostra che nella notte del 20 febbraio 2020, in cui è stato confermato in Italia (Lombardia) il primo caso di Coronavirus (Covid-19), l’epidemia era già diffusa in gran parte dei comuni del sud della regione, con centinaia di casi scoperti retrospettivamente grazie ad un enorme lavoro di test da parte degli operatori sanitari. Nella settimana successiva, la Lombardia ha registrato un aumento molto rapido del numero di contagi. Per mettere a fuoco la prima mappatura delle infezioni da Covid-19 in un Paese occidentale, gli studiosi hanno preso in analisi i primi 5.830 casi confermati in laboratorio. I risultati hanno permesso di stimare che ogni persona infetta può trasmettere l’infezione a più di tre persone in media, e che il tempo tra un’infezione e l’altra è di circa 6,5 giorni. “Questi due numeri, combinati assieme” – commenta Stefano Merler – “dimostrano il potenziale esplosivo di una epidemia di Covid-19. Se non controllata, potrebbe portare all’infezione di circa il 70- 80% della popolazione in pochissimi mesi, con un impatto devastante in termini di mortalità e di carico sul servizio sanitario, e sulle terapie intensive in particolare”. Lo studio dimostra infatti come il 18% dei pazienti ospedalizzati ha richiesto ventilazione meccanica invasiva in terapia intensiva. Ed è emerso un ulteriore risultato: non c’è differenza significativa di carica virale tra casi sintomatici e casi asintomatici; questo dimostra il potenziale di trasmissione di Covid-19 da parte di persone infette, ma asintomatiche.

Vi è però una buona notizia: “Le nostre analisi ci hanno permesso di osservare una diminuzione della trasmissibilità a partire dal 20 febbraio, probabilmente collegata a una maggiore consapevolezza della popolazione e ai primi effetti degli interventi di contenimento, che sono stati tempestivi e consistenti, nell’area di Codogno e non solo. È però necessario continuare con strategie di contenimento aggressive per controllare la diffusione di Covid-19 e mitigare esiti altrimenti catastrofici per il sistema sanitario” – conclude Merler.

Negli ultimi anni si è verificato un ricorso sempre più frequente a questo tipo di indagini quantitative finalizzate ad acquisire conoscenze necessarie per adottare azioni efficaci per la salute pubblica. In particolare, le ricerche epidemiologiche dei ricercatori si sono dimostrate fondamentali e ampiamente utilizzate per decidere le misure di contenimento attuate in Lombardia.

Scarica il pdf del paper (The early phase of the COVID-19 outbreak in Lombardy, Italy)